Sarà, ma piú va avanti…1*parte

Sarà, ma piû va avanti la ricerca sulle emozioni e sull’essere felici e piû sento le sottili vibrazioni che sottendono queste esperienze. 

Mi sento piû vulnerabile, meno vincitore e piû vinto…

Visto cosî, ha poca prospettiva positiva…
É come se tutto si facesse piû vicino e piû grande.
É come se riuscissi meno ad allontanarmene, come se la via di fuga fosse smascherata, nuda, chiara.
Eppure riesco ancora a fuggire quando tristezza e paura prendono il sopravvento su di me, un fuggire momentaneo, perché poi ritornano con l’intensità di chi é stato soppresso.

Perché poi, gli effetti sul corpo delle emozioni e a seguire delle nostre azioni, sono solo conseguenze di cause nate in processi mentali di cui a volte non siamo nemmeno consapevoli.

In questi giorni mi é capitato di avere paura di ciô che succederà nel futuro, di quando arriverô in italia(lunedi prossimo! ho preso il volo), di quando incontrerô le persone a cui voglio bene, di riuscire ad amare ed essere amato, di riallacciare dei rapporti congelati in questi mesi via e altro… C’é la farò?
Avevo paura delle idee che mi sono fatto e delle risposte che mi sono dato! 
Questo é poco ragionevole non credete?
Mi sono fatto un idea della realtà e mi sono spaventato nel guardarla. 

A volte ho provato tristezza preventiva… 
E se la persona che vorrei incontrare e a cui vorrei parlare non gli interessassi piû? E via occhi lucidi, respiro corto, bassa energia, minima vitalità…
Anche quî mi sono fatto un idea e ci ho ricamato sopra per benino.
Prendere le distanze da questi processi mentali e guardarli cosí come sono richiede costante attenzione per riuscire ad esserne travolti il meno possibile. 
Sissi, ma chi li crea? 
Spesso li creiamo noi e a volte sono semplicemente modalità che abbiamo imparato dagli altri, soprattutto da chi ci é stato vicino per molto, da chi ci ha insegnato a vedere la realtà e a interagire con essa come facevano loro.
In questi casi la prima cosa che mi viene in mente é:
 “uccidiamoli!” Chi? I pensieri…

Poi mi arrendo e accetto che quell’ammontare di tristezza e paura mi travolga fintanto che recupero le forze per osservare questa coppia di emozioni poco piacevoli nella loro natura. Effetti, di delle dinamiche interiori che ancora faccio fatica a gestire.
E qui qualcuno stufo potrebbe dire: e dove sta la felicità in tutto ciô?

Ecco, me lo chiedo anche io.
Perché mi creo un presente infelice quando di fronte a me c’é una bellissima giornata?, Perché non riesco a godermi al meglio i fiori di senape che stanno uscendo, i fiori del pruno, 
gli alberi di mimose in fiore, i fiori bianchi, la luna piena, il cielo blu,gli avvoltoi giganteschi, i falchi che ondeggiano nell’aria, i corvi imperiali, le capinere e  l’energia che mi vibra nel corpo?
Lascio la domanda che vola nell’aria e mi guardo bene dal trovare una risposta, sarebbe un sedativo..
San_Francisco_Womens_Building
Oggi mentre camminavo per san francisco verso casa di un amico, ho incontrato un piccione zoppo. Ci siamo guardati. L’unica differenza tra me e lui era che io andavo in giro con le stampelle…
(ho una piccola distorsione alla caviglia)

Che cavolo vive un piccione dentro di se?
Avrà anche lui le paturnie da fine viaggio?
O risponde direttamente a ciò che gli avviene nella vita in quel momento lì e si risparmia una serie di guazzabugli mentali?

Se fossi il piccione farei così…
Ma non sono il piccione.

Mi creo un sacco di pensieri e li condivido con voi, pensieri a posteriori sulle esperienze quotidiane.
In questo momento mentre vi scrivo però, vi devo ammettere di essere felice, respiro lentamente e profondamente, mi sento caldo e rilassato.

Fino a prima di scrivere non era così però. Ero agitato.

E qui: é lo scrivere che mi fa bene o é l’entrare in una modalità di osservazione di se stessi sana, perché libera dall’identificazione con le idee?

Ciò di cui mi accorgo é che parlarne con qualcuno mi fa bene. Condividerlo scrivendolo altrettanto. 
Che cosa succede quando avviene ciò?
Si materializza una poltiglia di nuvole e la si rende pioggia… Di parole, di inchiostro, di luce mentale? Al punto che riusciamo a specchiarci nella condivisione e a comprenderci meglio?

E a questo punto, é così difficile entrare in una modalità di osservazione sana, che ci permetta di riacquisire quel dono che abbiamo di essere felici?

Tutto é dentro di noi (detto da tanti grandi saggi)
é così difficile rientrarne in contatto? Non c’é una password o chessò un abracadabra?

Fine prima parte

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