Debolezze in viaggio. On the way to mexico city.

È notte. Sono su un bus per mexico city e arrivo dalle montagne del chiapas. Il cielo è limpido anche attraverso le sparse nuvole che l’attraversano su vari livelli e a diverse velocità. Mi incanta guardarle dalle montagne. Questo pomeriggio ho mangiato splendidamente una ratatuille in un chiostro a San
Cristobal. Accanto a me c’era un signore anziano che beveva un margarita e fumava, mi sembrava Hemingway. Ci siamo osservati discretamente per molto, ma più di chiedergli una sigaretta per incontrarlo da vicino non ho fatto, e lui aveva quella schiva riservatezza, che quando si apre diventa un fiume, almeno nella mia immaginazione…
Ma non è di questo che volevo scrivervi.

Alcune volte sento la voglia di dare amore a qualcuno, quel desiderio di scaldare un altra persona, di donarle tutta la mia energia, di accarezzarla, di darle piacere, di carezze fatte strusciando la testa ed ogni piccola parte del corpo. Me le tengo dentro di me, sogno di dare carezze, di dedicarmi, di stare sdraiato vicino a una persona, che nell’immaginazione diventa chi ho amato o chi amo ancora o chi per un attimo mi ha dato un gesto di tenerezza, di intimità.
Tutto l’eros si trasforma in un sogno, in un presente mentale, un piccolo film a cui posso dare energia continuamente fino a farlo diventare un lungometraggio a costo della mia salute mentale, della tristezza che può nascere alla fine e della frustazione che l’ha creata. Una piccola fuga per far accadere un desiderio, la grande capacità di darsi un sostegno anche quando le condizioni reali rimangono distanti dai desideri.
L’immaginazione, qualla grande forza per risolvere
la fatica del reale, per miscelarla con il fantastico, per dare al reale un frammento dell’intima essenza da dove provengono queste parole. Quel fondo ultimo prima della luce, prima del grande dissolvimento.
Quel luogo dove è facile fondersi con un altra persona, perchè i confini della pelle vengono oltrepassati da una vibrazione eterea, che ama incanalarsi con un altra e danzare. Un danzare univoco. Una fusione che dimentica l’IO, che quanto più è lunga, tanto più è estatica.
Un volo trascendente in due.
Ora avrò molti momenti di trascendenza nei 5000 km di bus che sto percorrendo dal estremo sud del messico alla california. Forse potrò generare altri film, altre fantastiche rassicurazioni finchè la danza del reale ritorni e il suono del respiro riprenda ad essere la musica di base dell’umana fragilità…

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