MADRE NATURA

C’è un piccione immobile appollaiato su un comignolo questa mattina. Sono giorni che non scruto dalla torretta l’orizzonte del cielo, ero in foresta, ad un raduno di amanti della natura. Sono stati giorni di pioggie intense e miriadi di emozioni. Stare nella natura senza tecnologia, porta ad avvicinarsi a ciò che più lasciamo da parte, per convenzioni sociali o semplicemente per non mettere in subbuglio un armonia costruita di dianmiche di relazione, la nostra natura selvaggia.

Emergono spontaneità e debolezze, gioia e paura.

In uno di questi giorni pieni di vita siamo partiti da raduno in gruppo per le terme di Petriolo, ai bordi del torrente Farma, lo stesso che passava accanto al raduno e dove prendevamo l’acqua per lavarci.

Tutto ad un tratto, mentre eravamo immersi nelle acque calde adiacenti al fiume, scorgiamo alzarsi l’acqua rapidamente. Uno sguardo veloce da dove proveniva il fiume ci fa subito pensare a una sorta di tsunami. In poco meno di un minuto il torrente era già cresciuto di un metro e tutti rapidamente ci siamo accinti a risalire la montagnetta che lo costeggiava. Tranne uno, un ragazzo che si trovava nel bel mezzo del torrente e aveva gli occhi sbarrati. Aveva la possibilità di ritornare a riva,  ma era preso dal panico e rimaneva immobile. La paura aveva preso il sopravvento, l’aveva scioccato. Mi accorgo di lui e avviso tutti che si trova in difficolta. Uno di noi, Angelo, si spinge in suo soccorso, l’acqua continuava a salire.

Il torrente trasportava tronchi giganteschi che se l’avessero preso, sarebbe stato travolto  e trasportato dalla corrente chissà dove. L’amico del ragazzo in mezzo al fiume si butta in suo aiuto per cercare di salvarlo, ma dopo averli preso la mano  si bloccano insieme a pochi passi dalla riva. Angelo si lancia impavido, era lì, presente a sé e recuperati i ragazzi li tira confermezza a riva. Finiscono sui rovi, ma fuori pericolo.

Continua a passarmi l’immagine di tutto ciò, degli occhi sbarrati del ragazzo tedesco che era li in mezzo al fiume.

Per poco non l’avremmo perso, per un soffio è stato salvato.

L’acqua quando sono arrivati a riva era già cresciuta di un metro e mezzo. Bastava così poco, eppure, salvo.

Probabilmente si era sbolccata una diga naturale, creatasi con i tronchi caduti, al di sotto di un ponte. L’inverno con tanta neve ha abbattuto tanti fusti e le pioggie torrenziali di questi giorni hanno fatto il resto.

Più avanti, dove si svolgeva il raduno e dove il torrente si faceva più stretto, l’acqua era salita di tre metri almeno, spazzando alcune tende avventate ai bordi del flusso d’acqua. Tre ragazzi sono stati bloccati per ore in un isolotto aggrappati a degli alberi, in attesa dei vigili del fuoco, che sono venuti successivamente a salvarli.

Quanto siamo stati vicino alla tragedia.

Quando la forza della natura si manifesta, si rimane attoniti.

In un attimo si sarebbe potuto scivolare al crepuscolo…

La morte sarebbe potuta incombere sulle nostre vite, ma siamo stati risparmiati.

Questione di pochi attimi, frangenti di istanti alla deriva.

Stamane mi arriva un messaggio di Lorella dalla Cina, dice che durante la colazione c’è stato un tifone. Il cielo si è incupito e in un attimo tetti e insegne volavano, poi grandine a noci…subito dopo le strade come fiumi, macchine con i buchi e alberi caduti dappertutto. Sono tutti scossi.

Che cosa ci sta dicendo Madre Natura? Qual è il messaggio intrinseco di queste manifestazioni?

Che cosa sta cambiando? Che cosa c’è ancora da cambiare?

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2 commenti

    • MI VIENE IN MENTE LA CANZONE DI TOQUINHO, VANONI E Vinicius de Moraes:
      ma passa per la morte senza paura
      ma passa per il buio senza paura
      ma passa per l’amore senza paura
      ma va per la tua strada senza paura
      ma passa per la morte senza paura…

      Mi piace

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