IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI

Il  cielo è nuvolo e un vento freddo arriva da nord-est. C’è calma sopra i tetti. Qualche piccione tuba, dei colombaggi volano da un albero a un altro, dei merli che cercano qualche  vermetto e una gazza qua e là, nel complesso si vede poco volare. D’improvviso però, scorgo in lontananza le prime rondini, sono arrivate in avanscoperta. Arriveranno vari stormi a breve, riescono a fare trecento chilometri al giorno…

C’è aria d’attesa, l’umido sul naso mi fa pensare che tra poco ci sarà il parto delle nuvole pesanti, uno scroscio che inondi tetti e strade, campi e boschi, una benedizione per la natura.

Una cornacchia si è posata su un antenna qui vicino, guarda in lungo e in largo l’orizzonte.

Passa davanti alle finestre un uccellino che sbatte le ali, poi smette ed emette un fischio, sbatte le ali e fischia, sbatte le ali e fischia. Sembra un fringuello maschio. Faccio fatica a riconoscerlo, pur con la sua caratteristica volata. I rami del pino mogio qui vicino tremano penduli e se non fosse per gli aghi, sembrerebbero di un salice piangente.

Chissà cosa pensano questi volatili? Chissà cosa pensano dell’uomo?

Si è adagiato sul pino mogio un altro fringuello, ma è andato via subito. Mi immedesimo nel loro volo, forse un po’ per invidia o perché lasciandomi andare alla loro osservazione, dimentico me stesso per un attimo; la stretta morsa del corpo rallenta e mi libro nell’aria.

Provo un sentimento di ammirazione e rispetto per la loro esistenza.

Una curiosità profonda di ciò che vivono; vicino a noi, eppure lontani anni luce dalla nostra quotidianità.

Scrutarli, è’ come inoltrarsi in un pozzo senza fondo, un luogo sconosciuto in cui si posano le membra. Passaggi aperti nella nostra fantasia solitaria direbbe Ginsberg.

Ora, mentre vedo dei colombacci in volo, ci sono nuvole cariche di speranza, come un bastimento in cerca di una terra dove approdare, dove trasformare l’energia contenuta in essa in nutrimento, in amore.

Sulla pelle sento un leggero brivido di freddo, s’increspa come fosse in allerta.

Vorrei volare e inseguirli, ma sono seduto su una scrivania, in questa torretta solitaria, a trasportare i miei pensieri altrove, nel mistero racchiuso nella natura, sopra i tetti dove spuntano alberi e volano uccelli.

Ascolto i loro canti , lo faccio tutte le mattine.

Apro la finestra verso le sei e rimango assopito ad ascoltare. Quando mi sveglio, dopo essermi riaddormentato, c’è silenzio, uno spazio di preludio tra la natura e il mondo. Dopo comincia il tran tran sociale: voci, auto e rumori di case.

C’è qualcosa d’indicibile nel risveglio, c’è qualcosa che ci pervade e che scorre tra tutti gli esseri.

Una nuova luce, un nuovo giorno, un altro sentimento di compresenza.

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