Immersi nel presente

Ieri sono andato vicino al fiume, era una settimana che non ci andavo. Il sentiro che lo costeggia era pieno zeppo di alberi con fiori bianchi e rosa e sono stato inondato dal loro profumo. Una gioia Immensa. Anche i prati erano pieni di fiori, soprattutto fiori bianchi e quelli gialli del tarassaco. Mi ha avvolto un onda di benessere, i miei pensieri piano piano si dissipavano. Seduto su una panchina mi sono lasciato coccolare da questa magnificenza. Mi rinfrescava l’animo. Il sole illuminava con forza e tra i giochi d’ombra degli alberi si vedevano tantissimi uccelli. Gazze, cornacchie grigie, cardellini, cince, merli, colombacci e altri che ancora non riesco a riconoscere. Ognuno di loro ha una diversa modalità di rapporto con la natura. Mi incuriosisce la psicologia comportamentale di ognuno. Su di un albero c’era un buco rotondo, probbilmente creato da un picchio.

Dopo un po’ che ho sentito di essere entrato in questa dimensione, ho proseguito per la cava, in quel luogo ci passano poche persone.

Nell’area sulla collinetta dove c’è il bosco dei morti, almeno così lo chiamo io visto che d’inverno è spettrale, c’era l’erba che era cresciuta ovunque, si sentiva la vita pulsare.

Una lepre che stava tra i cespugli è scappata subito insieme a una fagiana. Sono passato anche da casa delle nutrie, vivono in una conca di terra ai margini della collinetta. Si vedevano solo i loro tunnel, senza nessuna presenza.

Mentre camminavo sui bordi della collinetta, su di un prato alto dove spesso passano i caprioli, c’erano vari fagiani appollaiati, sono scappati sbattendo le ali e emettendo il loro caratteristico strido. Difficilmente mi accorgo di loro, se sono imboscati nell’erba alta. In genere se sono vicinissimo e sovrappensiero mi spavento anch’io.

Poi sono sceso per cercare di avvistare i caprioli, senza essere visto. La cosa più difficile, data la loro estrema sensibilità uditiva, è riuscire a diminuire lo scricchiolio delle foglie secche che calpesto in quel piccolo eden. Oltre ovviamente all’avviso dei fagiani che già da un po’ hanno messo in allerta il bosco.Per ovviare a questo chaos che li farebbe scappare, faccio due o tre passi e poi mi fermo. Rimango immobile accucciato, cercando di scorgere la loro presenza mantenendomi celato. Si sente abbaiare un cane insiem a delle voci di donna, una lepre si sposta correndo una ventina di metri nascondendosi nuovamente. Un capriolo emerge da un avvallamento, fugge sull’altro versante della collinetta, dove si ferma guardandosi indietro. Non lo guardo per non allarmarlo ulteriormente, cerco di diventare una pietra. Un altro abbaiare lo fa perdere del tutto.

In questa valle fitta di alberi, molti vivi e alcuni morti caduti di traverso, ci sono degli stagni. Verso il centro degli stagni risaltano le chiazze verdi formate da lenticchie d’acqua piccole e tonde. In uno di questi giace trasversale un angolo di muro di cinta antico, di quelli fatti con sassi di fiume e spessi più di un metro. E’ un installazione naturale strana, affascinante. Siamo in una piccola valle con alcune alture al suo interno. Dietro quella cui mi trovo di fronte, c’è una delle zone dove si ritrovano i caprioli. Proseguo quatto quatto. Vedo avvicinarsi un capriolo, è a una sessantina di metri da me. Si ferma, osserva.  Io mi sdraio e cerco di confondermi nell’erba, facendo il serpente… sento il suono delle campane tibetane, è il mio telefono che squilla. Svanisce il mio essere camaleontico e sparisce il capriolo. Lorella mi avvisa che avevamo un appuntamento da li a poco. Erano le otto e avevo passato tre ore nella selva senza accorgemene. Il tempo era svanito. Ero lì, immerso in quel presente, in quel luogo, da nessun altra parte.

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