WUZCHEN SHAME

Nelle città cinesi c’è poco spazio per il respiro, o almeno l’aria che entra e che esce dalle narici è tutta da filtrare. È già passata una settimana ma il cielo blu, il blu blu sky della propaganda ancora non si è visto. Diciamo che oggi c’è stato sole, ma era filtrato dalla panna montata. Vicino a Tongxiang, la Sesto san giovanni cinese per intenderci, c’è Wuchen. Wuzchen a differenza della brianza, ha il fiume imperiale, quello che va da Pechino ad Hangzhou, dove mi trovo ora e che nei tempi addietro era la via di trasporto commerciale principale della Cina. Wuchen era una città imperiale nata nel milleetrecento, ora è stata restaurata per attrarre il turismo cinese e anche un po’, perché fa un basso fatturato attualmente, quello straniero. L’intento è anche pedagogico, le decine di laboratori artigianali che ci sono nelle sue stradine costeggiate dai fiumi, tentano di portare a conoscenza dei giovani, come nascono i prodotti. Ho visitato tutti i passaggi della creazione di un filato di seta, dalla scelta dei bachi a mano, fino alla creazione di tessuto dal filo. Ho bevuto allegramente grappa di riso insieme ai distillatori, a fianco delle giare in argilla, dove lasciano fermentare il riso. Ho mangiato piatti di soia, accanto a contenitori di legno con tetto conico, dove veniva lasciata fermentare la soia. Ho assistito alla fusione del ferro con l’antico metodo della fornace a carbone e fumato una sigaretta con gli operai che mi ha fatto sentire meno guardone. In questa piccola Venezia cinese, sebbene in dimensioni molto ridotte, ci sono delle case di legno di fine ottocento restaurate, appartenenti alla dinastia qing. A fianco del paese c’è il canale imperiale, il fiume artificiale più lungo del mondo e creato duemilacinquecento anni fa, da Pechino ad Hangzhou quasi duemila chilometri. A me comunque piace vedere le piante intorno e i vecchietti che girano per questo paese, che presentano gli antichi modi di realizzazione manufatturieri e alcuni non fanno proprio niente. Il mio cinese con il loro inglese va ha nozze, ci spariamo una staffilata di risate nel tentare di capirci. Ci si guarda negli occhi però, da essere a essere, non da prodotto a prodotto. Questi anziani fanno parte di quella generazione che ha visto la rivoluzione culturale sul nascere e sà la differenza. Che strana la Cina… un paese con una crescita economica pazzesca che cerca di recuperare le sue radici. Chissà il giorno in cui si attenuerà la crescita come si guarderà? Come farà “autocritica”? Farà anch’essa opera di autoanalisi davanti alla realtà e alla verità(e di che tipo sarà)? Guarderà se stessa nel chaos della piattitudine economica come l’Italia che lavora o farà pratica di Atarassia? Quanto lontana sarà da quest’Italia ancora condizionata dall’esame di coscienza e dai residui dell’interpretazione errata del peccato, che ha portato alla creazione del senso di colpa? Come Miten Veniero Galvagni mi fece capire nel suo libro “Voi dunque pregate cosi’, l’origine della parola peccato è “Mancare il bersaglio”, quindi lasciarsi ammaliare dai desideri egoici che vanno in direzione opposta dei bisogni dell’essere. Almeno, cos’ì l’interpreto io… Oppure faranno come i buddisti che cercheranno di riconoscere la causa degli effetti che si trovano davani, la legge del karma? Non mi pare inoltre ci sia traccia del peccato originale nel pensiero di Confucio, ma anzi lui puntava il dito sul cattivo esempio ricevuto, piuttosto che su una tendenza viziosa originaria. Il Taoismo si occupa della zuppa cosmica e non mi pare che si occupi di peccato, piuttosto cerca di imparare dall’aria e dal acqua. Ci sarà aria e acqua nelle crisi esistenziali della cina? Pare che qui ci sia un detto che dice: sanjiao yijiao (“tre religioni, una religione”). Come affronterà la Cina le prossime difficoltà tra le tre religioni e il marxismo liberale? Mentre tutte queste domande naif sulla metafisica cinese mi passano per la mente, sto seduto in una stanza ad Hangzhou, una delle città definite più belle della Cina. Quello che vedo in molte persone comunque è che hanno vergogna e questo sentimento d’inadeguatezza deve essere stato passato culturalmente (Se mi esprimo così sono sbagliato).
Fanno fatica a esprimere i loro sentimenti chissà, magari si possono intravedere le emozioni negative ed è moralmente inaccettabile… Paese che vai, devianza che trovi. Ce la faremo noi, popolazione di questo mondo, a diventare perfetti? Per fortuna no. che bello!
Ora mi bevo un “Uulong Chaà” e mi rilasso ai bordi del lago occidentale, dopo una frenetica giornata a camminare cercando di alzare solo le ginocchia e tentando di rilassare tutte le altre parti delle gambe…Reminiscenze di pratiche di Tai Chi per non affaticare la schiena e scaricare l’energia sulla terra. Mi vedo dondolare…

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