Crisi di Senso

Oggi c’era un cielo blu da brivido, mi ha ricordato i cieli dell’Uzbekistan e le magnifiche maioliche dei mausolei di Samarcanda. Questa mattina con Sasha siamo andati alla Pietra di Bismantova, sull’appennino emiliano. È una roccia immensa che si staglia tra i monti. Accanto c’è un eremo e una chiesetta, gestita da don Edo, un prete cristiano che sembra più un frate, con la sua barba lunga e i sandali. Abbiamo proseguito perché si sentiva che confessava qualcuno, un’altra anima in pena su questa terra.

Con Sasha abbiamo parlato di crisi di senso. Quella particolare crisi che avviene quando quello che facciamo e quello che fanno gli altri perde di valore, non ha piu significato per questa esistenza. Ci si ritrova a percepire il vuoto, sentendosi parte di esso e senza una via d’uscita. Rimane solo una grande inedia e tutto ciò che succede sembra andare in nessun dove. Quando essere qui in questa esistenza perde ogni possibile utilità, è il caso in cui molti pensano al suicidio. Qui su questa pietra sono molte le persone venute a suicidarsi, tanti hanno deciso di buttarsi nel vuoto, seguire quel vuoto interiore per dare una svolta all’esistenza. Qui è come essere in un quadro di Friedrich, soli su un burrone dove non c’è piu niente e nessuno, sembra di essere nel “viandante sul mare di nebbia”. Quanta illusione c’è in un gesto del genere, è come se buttandosi credono che si esaurisca il debito karmico che abbiamo, come se si possa annullare tutto e ripartire da zero. Secondo me si riparte proprio da li, anzi, forse da piu indietro ancora, si attua una regressione. Le crisi esistenziali sono il primo passo del cammino, se non c’è crisi, non si riforma la scala di valori della nostra vita, si mantiene in qualche modo quella degli altri. Quando c’è crisi tutto viene rimesso in discussione ed hanno inizio i primi passi sulla comprensione personale della vita. Pensare al suicidio non è un atto di coraggio, ma di estrema codardia. “Me ne vado da questa esistenza perché non la sopporto più!”. Si lascia il corpo per tornare nella zuppa cosmica, ma io sono qui seduto su una sedia con le chiappe ben ancorate! E i piedi che fanno pressione sul pavimento. Le mie mani schiacciano la penna che lascia l’inchiostro sul foglio, la mia mente pensa le parole da scrivere, ed io vivo, Vivo. L’aria entra ed esce dalle narici, il cielo continua a cambiare e dentro di me c’è una voce che mi spinge a dire queste parole di resistenza. Io vivo. Sono vivo. Percepisco la luce, sento gli odori, il mio corpo è presente a me, ascolto gli uccellini che cantano qui al crepuscolo, sento il gusto del the al gelsomino che ho appena bevuto, io vivo, Vivo. Posso mangiare una mela, ho un corpo a disposizione per esplorare, per saltare, per fare l’amore, per danzare su questa terra. Cavolo, la nostra presenza è qui! Nel corpo, in cui ci sono e ci siamo. Ci vuole fede in queste percezioni, fede in quest’esistenza, fede in dove stiamo andando, anche se a volte abbiamo perso la direzione, la rotta, la trebisonda. La fede è in tutto, nel merlo che si è adagiato sull’albero qua di fronte, sul falco pellegrino e il corvo imperiale della pietra di bismantova di oggi, sulle nostre possibilità, sul riuscire a creare una vita che ci soddisfi e che ci elevi al disopra e al disotto di ciò che crediamo ora.

Le crisi di senso sono spinte che abbiamo per un raccoglimento e una riformulazione dei nostri idoli, veri o falsi che siano vanno appurati, a volte messi in discussione, anche radicalmente se è necessario. Ora abbiamo l’opportunità per fare un salto temporale in quest’esistenza, per uscire dal tempo e guardare il nostro essere qui nella sua semplicità. Senza tempo, solo un continuo cambiamento percettivo, un continuo divenire in cui ci si deve lasciare andare, in cui si possono abbandonare alcune credenze e formularne delle altre che possano essere delle stampelle momentanee per crescere.

La paura del vuoto è una crisi di senso, ma in questo vuoto c’è pienezza, c’è unità, c’è esistenza. I miei piedi sono ben piantati nel pavimento, e se riesco a mettere la testa nei piedi, non con un contorsionismo, ma a sentire le dita dei piedi che toccano passo dopo passo il pavimento, allora io esisto. Io ci sono. Io vivo.

Il cielo si è fatto rosa violaceo, e il canto degli uccelli mi fa ben sperare una primavera precoce e il ritorno ad aprire le finestre per fare entrare amorevolmente questa nuova aria.

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2 commenti

    • In passato,ho avuto vari momenti in cui sentivo di farlo. Poi ho riflettuto profondamente su questa soluzione e sono arrivato alla conclusione che sia rimandare la Vera soluzione. La vita splende quando noi accendiamo la luce. Schiaccia il pulsante e Vedrai!

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