L’OMBRA


La luce oggi entra fioca dalle finestre, il tempo calmo e lieve induce al raccoglimento.
I giorni inquieti di freddo sono finiti, anche se le rondini non sono ancora arrivate con il loro piumaggio da serate di gala. Si sentono i primi richiami di accoppiamenti, un fringuello che mostra il suo bel canto e induce all’ascolto.
Ieri ho sentito un discorso sull’ombra, sulla nostra ombra, su tutto ciò che ci portiamo dietro senza guardare.
L’ombra che è già in me e in te, l’ombra che va vista e in cui se guardiamo a fondo troviamo la luce, una fioca candela mai spenta. L’ombra che proiettiamo sugli altri ma che spesso è la nostra. L’ombra delle nostre sofferenze che quando non riusciamo a contenerle , si manifesta nei nostri gesti più inconsulti. L’ombra che è il lato oscuro di noi a cui va data luce se vogliamo conoscerla. L’ombra delle nostre paure che non vogliamo vedere, ma quando lo facciamo si sgretolano. L’ombra che ci porta in un terreno lastricato di passato e che se facciamo difficoltà ad ancorarci al presente mentre perlustriamo, rischiamo di perderci in un limbo di ricordi. L’ombra che ci fa trovare pace quando vediamo la luce. L’ombra di quelle cose che non vogliamo dire per paura di essere giudicati. L’ombra che accompagna il nostro piano di esistenza e che giace a leggera distanza da noi. L’ombra, che non è luce.
Shakespeare in un suo sonetto si tormentava di quest’alternanza:
Come posso ritrovare pace
se il ristoro del riposo mi è negato?
Se l’affanno del giorno non è allietato dalla notte
ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno?
Ed entrambi, sebben l’un l’altro ostili,
Saccordano per torturarmi
l’uno con la fatica, l’altra con il rinfacciarmi
di esser lontano da te, sempre più lontano.
Io dico al giorno, per compiacero, che tu sei luce
e abbellisci il cielo quando nubi il cielo oscurano:
E alla bruna notte io dico, per blandirla,
che se manca chiaror di stelle, sei tu a indorare la sera.
Ma ogni giorno prolunga le mia pena
e ogni notte aumenta il mio tormento.

L’inquetudine del dualismo che strugge l’animo umano nelle notti tormentate
è anche lo stimolo per conoscerci meglio, per andare a fondo nella sofferenza umana,
Per vederla nitidamente, per conoscerla, per dissiparla.
Ci vuole coraggio per riconoscere l’ombra. Ci vuole un costante ascolto del respiro che entra ed esce dalle narici, che trapassa l’animo, di per sè in fondo, imperturbabile.
L’unità si crea con il continuo ascolto limpido di se stessi, senza il giudizio che affonda la spada negli angoli bui di noi stessi ma che scruta indiscriminatamente, leggero e attenta la mente si posa, si fionda, perlustra, amorevolmente.
C’è una leggera brezza ora che mi sfiora la pelle e che mi da un brivido.
Nel mare dell’essere la navigazione è ricca di sconvolgimenti, quelli stessi che ci fanno scorgere l’energia che ci spinge a proseguire nella rotta anche se le onde sono alte e il vento impazza.

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