IL SUONO DEL SILENZIO

Nevica.

Il cielo ci ha dato la benedizione di questo cambiamento.

Ieri sono andato al fiume con Sasha. Abbiamo visto una lepre, una fagiana e sentito tanti uccellini tra cui il picchio. Il sole era ancora alto e forse i caprioli erano in giro a recuperare provviste. Poi siamo andati in stazione e lui è ripartito.

La sera è arrivata Lorella con Goku e la Cippa, due cani che compongono la famiglia allargata di cui facciamo parte. Ora sono qui con me mentre scrivo. Goku si è sdraiato accanto al muro, lui è un tipo schivo, la Cippa che è bassa, ha la forma di un salsicciotto e in genere si dà a leccare tutti quelli che incontra. Sta tra i miei piedi.  Con la neve tutti i suoni si attutiscono, diventano ovattati ed è più udibile il suono del silenzio. Quel particolare suono che ci accompagna sempre, anche se gli diamo poco retta. E’ un suono continuo e fittissimo. Quando è in primo piano, tutto il chiacchiericcio del mondo si assopisce, diventa un lontano sottofondo.

Mi piace ricontattarlo quando ho bisogno di raccoglimento, quando la mente si allontana e i pensieri vagano senza sosta. E’ una musica che avvolge. Si ha poco in ode questa sinfonia, si scosta da tutto ciò che è particolarmente eccitante, è neutra.

Credo che il suono dell’ohm dei veda, le campane cristiane, le campane tibetane e molti altri strumenti che le religioni ha utilizzato per riportare la Presenza, siano la rappresentazione di questa musica celestiale che ci accompagna costantemente.

E’ più facile di quello che sembra ricontattarla. Bisogna sedersi con calma e porre particolare attenzione all’area dove sono collocati i timpani, piano piano quel suono si farà più nitido e un senso di Presenza ci accompagnerà.

 

Appena alzato Goku e la Cippa mi hanno accompagnato nella stanza, dove mi siedo per ascoltare membra. Lorella era già scesa e indaffarata con i programmi della sua giornata.

Più che ascoltare le membra, mi sono visto tanti film di pensieri, l’attenzione alle sensazioni del corpo era liquida e riusciva poco a posarsi sullo scricchiolio delle ossa. Capita.

Goku a un certo punto mi ha dato un paio di zampate per chiedermi di portarlo fuori, di uscire ad accompagnarlo a fare i suoi bisogni. Lui ascolta le membra costantemente.

Siamo scesi qui giù al parchetto di fronte alla chiesa ortodossa, proprio a lato di casa nostra. La chiesa è collegata con la vecchia casa del prete cristiano, che la conduceva prima che fosse data a disposizione della comunità Ucraina e in particolare a un prete gigante con la barba lunga, con cui non ho mai avuto un grande feeling. In questa casa ora vivono Maura, Fabrizia e Barbara delle nostre carissime amiche. Hanno preso i voti una ventina di anni fa. Maura e Fabrizia hanno deciso, ispirate dal messaggio di Charles de Foucauld, che oltre alla fede in Dio, vogliono dedicarsi ad aiutare gli altri.

Non stupisce più sentire qualcuno che urla sotto casa: “Maaaauraaa! Faaabrizzia! Che chiede aiuto in qualche modo. Sono due persone veramente sensibili e Lorella ed io gli vogliamo un gran bene. Loro hanno deciso di non prendere un ordine di suore costituito e si ordinano a vicenda, con riferimento al vescovo di zona. Noi le chiamiamo in simpatia le suore disordinate. Sono tutte e due laureate in psicologia e lavorano presso due centri psichiatrici. Hanno preso il voto di povertà e rifiutano i soldi della chiesa. Hanno due caratteri molto diversi, Maura è la gioia in persona, ogni volta che vede qualcuno è entusiasta del nuovo evento. Infonde questa gioia in chi incontra. Fabrizia è più riflessiva e ha una grande attenzione per le scritture, con lei si scrutano i vari modi per comprendere la Totalità. Insieme sono un vero portento. Lorella ed io ci sentiamo privilegiati a essergli vicini di casa.

Mentre Goku e la Cippa seguono le varie tracce del passaggio di altri della loro specie, osservo i tigli e i pini del parco. Ai tigli stanno nascendo le prime gemme. In una villa ai confini del parco c’è una magnolia japonica e vado ad appurare il suo stato di crescita, sara tra i primi alberi a far sbocciare i suoi fiori in primavera, subito dopo la forsizia.

Proseguendo per la strada che prendo per andare al fiume, c’è una casa che ha tre grandi Calicanto. In ogni inverno dona bellissimi fiori gialli con striature rosse al suo interno, ed emettono un profumo somigliante a quello dei gelsomini. E’ un piacere ipnotico sentirli. Mentre torniamo a casa comincia a nevicare e suono alle sorelle per avvertirle del nuovo evento. Esce Maura e mi invita a salire per un caffè, dicendomi che c’è anche Régine, che è passata a trovarle..

Porto i cani in casa e saluto Lorella che si sta preparando ad uscire. Mi dirigo da loro.

Oltre a Maura e Règine, ci sono anche Luca e Fabrizia.

Régine è un eremita francese che vive sulle montagne della provincia reggiana. Era venuta dalla Francia cercando un luogo dove fermarsi e raccogliersi in preghiera. Anche sulla carta di identità c’è scritto eremita, è buffo. Régine è una donna con una sensibilità e un attenzione sottilissima. La sua presenza infonde una cura a ciò di cui si parla. Dona spunti e letture che vanno anche aldilà del percorso di comprensione cristiano. Quando raramente scende dal suo ermitaggio, per recuperare dei testi e delle cose che possono servirle e forse un po’ anche per il calore umano che Maura e Fabrizia sanno infondere, provo gioia nell’incontrarla.

Trovo più semplice descrivere le emozioni che provo, che descrivere in quatro parole le loro qualità.

La neve ora si è fatta fitta ed è in atto una piccola tormenta.

Uscirò con i cani a godere del profumo di questi fantastici fiocchi.

La neve può essere una meraviglia o un grande ostacolo a mantenersi sereni.

La vita della comunità viene programmata tenendo poco conto delle condizioni atmosferiche e interiori delle persone.

Utilizziamo così tanti strumenti tecnici per controbilanciarle, che se non funzionano per un giorno, c’è un emergenza sociale.

In molti luoghi della Cina con questa temperatura non usano il riscaldamento, si coprono e basta.

In Mongolia vivono in inverno a meno venti meno trenta, con solo una stufa all’interno della Gher, la tenda tipica mongola fatta di lana cotta.

Quanto siamo fortunati. A volte si fa una gran difficoltà a ricordarcelo.

L’uomo ha trovato mille strategie per difendersi dalle avversità e quelle strategie sono diventate il simbolo della superiorità sulla natura. Abbiamo bisogno di ritrovare quella particolare disposizione, che rende ogni evento della natura benevolmente accettato, altrimenti quell’avversione e quell’odio continuerà a circolare nel nostro sangue fino a cristallizarsi.

Quando nasce l’odio, c’è un conflitto tra quello che nelle idee è giusto che sia e la realtà. La realtà di questo presente. La realtà del qui e ora. Servirebbe a poco condannare l’odio, anche perché ci sono alcuni casi, ma solo alcuni, in cui è comprensibile.

Ciò che si vuole osservare qui è il processo che avviene e che permette di generare l’odio. Quel giudizio mentale che noi diamo a una determinata situazione e che fa diventare chi lo prova visivamente un mostro. Vi è mai capitato da bambini di osservare vostro padre o vostra madre in preda a questo turbamento? Vi ricordate come vi sentivate? Vi ricordate come ci si sente quando lo si prova?

Quel sentimento mette a nudo tutta una serie di muscoli, di pensieri, di parole, di azioni che con tutto hanno a che fare, tranne che con l’essere felici.

E’ strano come la medicina ufficiale non abbia considerato l’odio come una malattia…   ed è ancora più strano che non vendono delle pastiglie specifiche per questa tendenza.  Sta calando la sera e al fiume probabilmente non ci andrò. Usciro con Goku e la Cippa a perlustrare il parchetto con questa nuova apparizione.

I tetti ora sono imbiancati e il cielo è di un colore violaceo. Le membra tendono al riposo.

 

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