Il Tasso Transeunte

Nei giorni come questo d’inverno, in cui il cielo è coperto e non ci dona spiragli di luce, sembra che tutto sia sospeso. E’ come se fosse celato il mistero che si estende, Al di là della presenza nel corpo e nei pensieri. La luce che mi permette di brillare è assopita.

Lì al fiume ieri c’è stata un’altra scossa di terremoto, ma è stato quasi impercettibile. Quando la terra trema, non crea varchi al suo interno e non fa strabordare le acque, i moti oscillatori come quelli che si sono verificati ieri, sono attutiti dalla natura flessibile della vegetazione. Sono assorbiti. In paese invece, negli edifici rigidi di mattoni e pietre, impastati di cemento, ferro e terra, la gente è scesa in strada. Il tumulto ha scosso le persone che sono state spinte dalla paura di morire e di rimanere intrappolate nelle case, che l’uomo ha inventato e costruito per rifugiarsi. E’ così strano.

Mentre ciò accadeva, mi trovavo occhi negli occhi con il tasso che avevo visto l’altro giorno. Ci siamo fissati per degli istanti interminabili. Tutto era calmo. Egli poi ha proseguito per la sua tana per precauzione, senza agitarsi. Subito dopo ho iniziato a sentire un picchio che martellava senza sosta un albero. Probabilmente costruiva la sua casa. Era fuori dalla mia portata visuale, lo sentivo e basta. Mi chiedo, dove trova tutta quella forza percussiva e quanto è resistente il suo becco per permetterli di creare quelle incredibili opere all’interno degli alberi.

L’uomo ha imparato a fare i martelli pneumatici grazie al picchio, eppure fa una grande difficoltà a comprendere se stesso e i suoi moti interiori. E’ come se tutto il tempo che ha a disposizione in un giorno di luce, egli lo dedicasse quasi esclusivamente a mantenere e cercare di migliorare le strutture che ha creato, per stare bene con se stesso e con gli altri. Nel fare questo, si è dimenticato che anch’egli è frutto di quella stessa appartenenza alla terra e non viceversa. E’ come se si senta un gradino più in alto nella scala dell’evoluzione e si sentisse il padrone del creato. Si appropria di luoghi e comincia a recintarli dichiarandone la possessione. E’ diventata così normale la proprietà privata, che se fosse dichiarata senza senso da un giorno all’altro e abolita, da persone che hanno titolo dato dalla comunità per farlo, ci sarebbe una rivoluzione sociale. E’ pazzesco a quanto l’uomo si sia inventato certe idee e fatto condizionare a tal punto, da prenderle per realtà e difenderle a denti stretti a costo di passare sul proprio cadavere.

C’è un’incredibile capacità dell’uomo a identificarsi nel suo corpo, che sappiamo e alcuni sentono, in continua mutazione e tendente a perire. E’ poi riesce a identificarsi con un nome e un cognome, in una provenienza, in una professione e in uno stato sociale, da scriverlo su una carta e sentirsi così cittadino di una comunità.

Ora è certo di avere un’identità. Un’identità ideale.

Oltremodo s’identifica con tutti gli oggetti che sono a sua portata di mano dicendo in giro che sono suoi e se essi si frantumano, egli si sentirà ferito e ne soffrirà.

E’ un’abilità talmente grande che gli permette di sentirsi invaso, quando un altro uomo mette un piede nel terreno, che ha dichiarato agli altri suo.

Si turba come se stessero attentando la sua incolumità.

Riesce anche a estendere questa capacità agli oggetti in movimento, come le automobili.

Quando le guida e l’estremità dell’automobile tocca contro un altro oggetto, dice: “L’ho toccato!” Estende l’idea del suo corpo ai bordi della macchina. Immaginate quelli di noi che s’identificano su oggetti in movimento di grandi dimensioni, pensiamo al pilota di una nave, di un aereo, all’autista di un tir…  L’uomo ha bisogno di utilizzare le sue grandi capacita per una rivoluzione interiore, per comprendere che egli è compreso in qualcosa di più grande del suo corpo. E che al contrario di tutti gli oggetti e idee in cui s’identifica e in cui crede di poter avere il controllo, ne è un infinitesimale parte. Se riuscisse a mettere in moto questa rivoluzione e cercasse di comprendere la sua vera identità, ciò di cui lui è identico, che è di là da tutto ciò in cui s’identifica, sarebbe una grande rivoluzione del suo sistema di credenze, allora quell’uomo comincerebbe il primo passo verso la conoscenza di se stesso. Verso la conoscenza di dinamiche che trapassano le convenzioni, che trascendono la materia instabile e che gli permettono la comprensione dello stato transeunte in cui si trova.  A quel punto, si trova a un passo dalla verità.  Si trova come quell’aquila in cima al monte aggrappata alla roccia sul ciglio del precipizio, prima di spiccare il volo…

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