sfogo dopo mesi passati a parlare di etica con imprenditori

Mentre mi trovo intriso e immerso in un caos che mi inonda dentro
Mentre scelgo versetti affini senza attendere il loro deposito
Mentre libero la mente e gli associo la mano,
mi trovo sospeso a guardare il mondo volare attorno a me

io

me medesimo fermo, e tutto circola…

Mentre cerco di rifugiarmi dentro mi accorgo che nella lebenswelt mi attorniano stakeholder di una creazione di comunita a priori.

Io, che mi struggo nel personal pil, attorno mi accorgo che ogni persona, ogni pianta, ogni animale, ogni cosa che si essa grezza o artefatta, è parte dei miei stakeholders e che il mio pil lo genero per partecipare a questo mercato comune fatto di scambi di affetto, che spesso affetto con la presunzione che loro non facciano parte della mia holding, che loro non partecipino alle divisioni dei miei utili, che anche quando galleggio inerme non è la mano invisibile che mi salva ma è l’energia sprigionata dalla gente nel mercato che mi rialza, che mi spinge alla transumanza.

Io che scambierei il mio PIL filosofico che è in crescita continua e infinita.

Io che ogni giorno mi spingo per accrescere l’utile culturale del 3% almeno.

Io, che m’inebrio per la conoscenza sviluppata nel buio ed aspetto uno Stakeholder che viene a ricevere la distribuzione del mio fatturato giornaliero e magari mi richiede una parte di esso per amore, per amore di conoscenza.

Io, che struggo nella conoscenza come un giocatore di borsa osserva la crescita e il fallimento del suo investimento, mentre invero nella mia economia reale non perdo nulla dell’acquisito e accresco senza pagare la tassa sul grano.

Io, che se non avessi viaggiato nel mondo sarei rimasto a pelare le parole per farci magari un’articolo che nel mercato è consumato in un attimo e già sarei rimosso per pelarne ancora.

Io, che il mio capitale lo comunisco spesso quando richiesto con gioia.

Io, che di globale ne ho una visione fatta di cammino in una Wall Street solitaria.

Io, che della parola lobby sento solo la pesantezza e la mancanza di vitalità e in quella sindacati ci vedo una difesa della tonteria.

Io, che volevo continuare a correre nei prati ma mi sono dovuto armare per combattere una battaglia contro la morte del tempo.

Io, che nella valanga della presa della pastiglia ci ho visto più vittime della seconda guerra mondiale.

Io, che nella casa bianca ci vedo l’olocausto e nelle caserme degli animali affamati di conoscenza

Io, che l’unica cosa che vedo nel regime e la loro l’impossibilità di amare se stessi

Io, che nei nuovi farmaci e nelle attrezzature mediche ci vedo il fallimento della salute.

Io, che nella democrazia sento la perdita di una guida antica e originaria.

Io, che nei consigli di amministrazione mi aggiro come un fantasma in epoché, malgrado senta puzza di pesce marcio.

Io, che andrei dentro Wal-Mart a leggere questa poesia.

Io che quando vedo che vietano alle prostitute di salvare dei miserabili a Roma penso a Giordano Bruno: “in tristitia hilaris in hilaritas tristis”.

Io, che nelle manifestazioni di virtù aziendali bevo un cocktail per dimenticare.

Io, che non so cos’e il salario minimo e la pensione.

Io, che con i soft money organizzerei declamazioni filosofiche.

Io, che mentre democrazia e capitalismo si scambiavano i ruoli gli osservavo mangiando i popcorn per non grugnire.

Io, che come azionista di me stesso presumo grandi dividendi.

Io, che ogniqualvolta mi viene presentato qualcuno di un ente inizio a pensare che stia dilagando una malattia.

Io, che come consumatore sono avido e senza scrupoli.

Io, che quando le fabbriche hanno chiuso festeggiavo per la compassione che provo per degli alienati.

Io, che come dirigente della mia azienda ho puntato per la maggiore in ricerca e innovazione per attendermi che fra trentanni vengano rimborsati i miei pensieri per pensionarmi…

Io, che in un network di economisti ed intellettuali creerei cocktails per fargli dimenticare se stessi.

Io, che nelle mie presenti ostentazioni di ricchezza interiore superbamente disprezzo la superficialità assoluta.

Io, che tra consapevolezza ed assunzione preferisco la concorrenza tra le due.

Io, che come ultima verità dico che l’azienda non è un uomo e quindi perché tanta immedesimazione a riguardo?

Infine io,
essere antropomorfo per convenzione,
spezia piccante in questo brodo primordiale di esseri,
invisibile mascherato da uomo,
mi chiedo:

perché si continuano questi giochi d’ipocrisia?

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