LE FACOLTÀ DIMENTICATE PER LA SERENITÀ… LA PURA ATTENZIONE. 3° e ULTIMA PARTE

Quando facevo dei training sulla riabilitazione psicosociale in Afghanistan, per operatori di vario tipo tra cui medici, psicologi, social workers, community mobilizers, avvocati, guardie e alcuni Mullah nei riformatori in Afghanistan, a un certo punto dovevamo arrivare a come far partire una riabilitazione efficace su un adolescente. L’unico modo per cominciare un lavoro Vero di riabilitazione è trovare la purezza dentro la persona. Ognuno di noi ce l’ha. Tutti. Se non si crede alla potenzialità di fondo che ognuno di noi ha, sia noi che gli altri, non si va da nessuna parte. Rimarremo nell’eterno pregiudizio. Alla fine dei training la maggior parte di Mullah diceva che le mie parole erano in accordo con il Corano. La mia assistente si arrabbiava dicendo che il mio era un lavoro neuropsicologico. Io ridevo…

La questione della Pura Attenzione quindi, è molto più di una questione personale. E’ il fondo dell’esistenza di tutti noi ed è tutt’altro che razionale, neurobiologicamente potremmo dire che si basa principalmente sul sistema nervoso autonomo. Quindi per l’attenzione bisognerà tenere il sistema simpatico e il sistema parasimpatico con una buona regolazione.

Quello che voglio è che alla base di tutte le nostre attività, di tutto il nostro carattere, di tutta la nostra complessità, ci sia questa pura attenzione di fondo e quando dimoriamo in essa ci sia benessere. Da lì parte tutto. Ripeto è la sorgente e il fine. È dentro di noi, ognuno ci può andare. Non è necessaria cultura, anzi troppo spesso la cultura, o meglio la quantità d’informazioni che ingeriamo, ci porta lontano. Perché la metabolizzazione, la masticazione, la digestione di tutto ciò di cui ci riempiamo la testa va in direzione opposta al fine, che è la fonte di ciò che siamo.

Fermiamoci un attimo, ascoltiamo il semplice respirare. Entriamo nella introcezione, nell’ascolto di tutto ciò che avviene biologicamente dentro di noi. Lo strumento a nostra disposizione è la mente. La mente in questo caso come organo di senso, come un senso unico che esplora ciò che avviene, senza deliberare niente. Nel puro ascolto di ciò che accade dentro il nostro corpo.

Il quarto passo è la costanza nel sostenerlo.

Fino a trent’anni la costanza quotidiana la consideravo una cosa che non era nella mia indole, una qualità mancante nella mia personalità e spesso mi giustificavo pensando che era una cosa da metodici, da militari, una roba da disciplina imposta. Un bel modo per fuggire.

Erano già anni che conoscevo la Pura Attenzione, i suoi benefici e il sentimento di frustrazione nel perderla.  La frustrazione è la rabbia verso se stessi. C’è un simpatico detto in italiano che dice: “cornuto e mazziato”. Non bastava averla persa, in più mi facevo del male… Al tempo avevo una compagna che aveva provato la meditazione, e per certi versi era più determinata di me. Insieme iniziammo a meditare sulla Pura Attenzione tutte le mattine, nessuna esclusa e cominciai questo viaggio nella costanza. La potenza della costanza, diventò il motore per il cambiamento di modalità di lavoro sull’attenzione. Perché sostenere la Pura Attenzione, è un lavoro interiore. Un lavoro che nessuno vede tranne te. Un lavoro tuo. Un lavoro che solo se hai compreso il beneficio che ti dà, puoi affrontare. Con la Pura Attenzione puoi vivere meglio anche se non è remunerativa di per sé, però se ce l’hai, è molto più facile che guadagni. Se però punti al guadagno economico come obiettivo, sei fuori strada. Il vero guadagno è semplicemente essere lì. La tua ricompensa è nello stare nella Pura Attenzione. È la fonte, è la meta. Quindi a un certo punto, cercherai strategie per sostenerla e si aprirà davanti a te un campo di migliaia di pratiche. La Pura attenzione però non è una pratica, qui sta il paradosso. La Pura Attenzione è Pura Attenzione e basta. Puoi stare seduto su una panchina, guardare l’orizzonte e continuare a pensare ai fatti tuoi, oppure puoi stare seduto sulla panchina ed essere lì sentendoti parte del tutto senza nessuna separazione. Semplicemente sei lì. Immensamente lì. Onnipresente lì. Prova ad alzare la testa dal foglio, fermo e ascolta con tutti i sensi ciò che c’è ora intorno a te. Se sei riuscito a goderti questi attimi, sei stato nella Pura Attenzione altrimenti potrai aver pensato. “che cavolo va dicendo questo qua?” o qualsiasi altra cosa. La costanza sta nel ritornare ad essere presenti più volte nella giornata, ad alzare lo sguardo da essere topolini nella ruota e godere di questa Pura Attenzione. La costanza sta nel prendersi lo spazio per esserci. La costanza sta nel chiudere gli occhi un momento e ritornare a sé. Sta nell’alzarsi e farsi una camminata stando nel movimento del corpo, stando nella propriocezione dei movimenti corporei. Sta nel sedersi e godersi lo stare seduti semplicemente attenti allo stare seduti. Sta nello svegliarsi la mattina e prendersi uno spazio di tempo per ritornare presenti a sé, prima di fare qualsiasi cosa o progettare la propria giornata. Sta nel prendersi una pausa quando le attività del giorno prendono il sopravvento. Sta nel godere del niente. Ritrovare il godimento del fare niente stando lì, senza essere con la testa da nessuna parte. La costanza nella Pura Attenzione può significare cambiare strada per non alienarsi, per rimanere attenti ad ogni nuova esperienza sensoriale ed esterna. La costanza sta nel prendersi almeno quindici minuti al giorno per stare seduti senza fare niente, senza nessuna distrazione, senza telefono, senza televisione, senza radio, senza persone intorno, senza attività. L’unica attività è quella di stare lì. Seduti, in piedi, come volete. La Pura Attenzione può essere in ogni cosa che facciamo. Sta a noi renderla tale. È il sottofondo di ogni cosa che facciamo, se siamo lì, se siamo presenti, se siamo, in una parola: Vivi. Sta a noi ritornarci.

La ruota del topolino delle nostre giornate è la stessa della ruota del Samsara. Ogni qualvolta ci allontaniamo dalla Pura Presenza, dalla fonte originaria di chi siamo veramente, ci perdiamo nei mille desideri senza fine. Finisce uno e ne comincia un altro e rotoliamo in questo continuo andirivieni. Il ciclo delle nascita, della morte e della rinascita è in questo presente, non in un’altra vita come spesso sembrano parlare alcune visioni orientali. Quando siamo nella Pura Attenzione siamo nel paradiso. C’è pace, c’è armonia.

Sta a noi uscire dal tunnel, dare un colpo di reni, e ritornare nella Pura Presenza. Il gioco della vita può essere bellissimo se fatto con la consapevolezza della Pura Presenza. O può essere un inferno. Una trappola apparentemente senza via d’uscita. La via d’uscita è dentro di noi. È necessario che facciamo un capovolgimento di fronte. Cercare dentro invece che fuori. Cominciare da dentro e andare fuori. Sì, può sembrare egoista. Se avviene un’emergenza in aereo e avete un bambino con voi di fianco, a chi metterete prima la maschera d’ossigeno? Come evidentemente c’insegnano, a noi stessi e poi agli altri, anche se essi sono molto più deboli di noi. Questo per molti è difficile d’accettare, lo so. Quanti sensi di colpa per comprenderlo! Accettare che la prima responsabilità è verso noi stessi può sembrare egoista, ma come potete offrire un prestito se non avete soldi in banca? Quindi sostenendo la nostra Pura Attenzione, continuando a lavorarci su, riportando la focalizzazione su di essa, a un certo punto ci accorgeremo che con il nostro fare saremo di supporto agli altri. Ognuno ha bisogno di fare questo lavoro da solo. Non c’è premio sociale in questo, non è visibile( o almeno, non ai più), non c’è competizione, è un continuo ricanalizzarsi sulla Pura Attenzione. An Endless Opera.

Qualsiasi tecnica, qualsiasi strumento, qualsiasi modalità voi sceglierete per la costanza, un giorno anch’essa diverrà inutile e andrà lasciata. Usatela e poi lasciatela andare. Un giorno, se sarete tenaci, vi butterete anche voi nel mare del mistero…senza più orpelli.

La costanza nel colpo di reni, per ritornare alla fonte, è lo strumento della saggezza.

In questa ricerca che mi ha portato in molti Paesi e a incontrare migliaia di persone, ho incontrato gente rigidamente attaccata a una pratica, piuttosto che un’altra. Ognuno credendo che la loro era la migliore e diffidando delle altre. Poi ho incontrato persone che non ne usavano più neanche una ed erano più spesso di tanti altri in questo stato, molto pochi però. Altri invece che non sapevano minimamente di cosa si trattasse, ma che ci stavano molto meglio di tanti altri superattivi, in questi ho trovato contadini, mendicanti e tantissime altre persone in ogni dove che lo vivono senza saperlo. La Pura Attenzione, essendo senza pensiero, essendo un attività basata sul sistema nervoso autonomo, è aconcettuale. Che uno sia laureato o analfabeta poco cambia, anzi, spesso chi conosce tante informazioni fa più fatica. Qui la questione è lasciar andare le conoscenze, è sottrarre, più che aumentare la conoscenza. È andare nella facoltà pura.

Più che fare un elenco delle pratiche che aiutano a sostenere la Pura Attenzione, e sono migliaia, vorrei aiutarvi nel comprendere quelle che, secondo me, vi fanno perdere tempo. Pensate che solo i monaci buddisti conoscono più o meno 3’000 tipi di meditazioni, molte che servono a lavorare su aspetti completamente diversi da ciò cui stiamo trattando qui. Ogni religione, considero anche la scienza una religione, ha le sue pratiche. Anche la filosofia fenomenologica lo è. In ognuna di esse ci sono pratiche, cerimonie, worship che possono sostenere la Pura Attenzione.

Se una pratica si presenta molto intellettuale, scartatela subito, servirà ad altro. Se una pratica consiste nel ripetere una parola molte volte, come per esempio un mantra, un rosario, il ********rosario islamico, la meditazione su un testo e via dicendo, evitatela(almeno per questo lavoro). Come un giorno mi disse un maestro: fanno uscire i pensieri dalla porta e ne vengono altri dalla finestra. Con questo voglio dire che ognuna sicuramente ha una direzione, diversa da quella della Pura Attenzione però. Per esempio ci sono dei mantra nell’induismo, che vengono usati in maniera curativa nell’ayurveda, che servono a produrre una certa vibrazione che entra in risonanza con un organo piuttosto che un altro per rinforzarlo. E che probabilmente è molto meglio, anche se forse più difficile da trasmettere alla comunità, delle macchine che tra qualche anno faranno questo con le leggi della fisica. Comunque la questione sta nell’essere lì in ogni momento, senza strumenti che riportano a un’attività della corteccia celebrale, altrimenti ci si abitua a prendere una strada inversa da dove si vuole andare. Cercate qualcosa di essenziale. Rimanete all’essenziale se avete bisogno della stampella della tecnica.

Altra questione da considerare, solamente per comprendere quanto la comunità mondiale sia, più o meno consciamente in questa ricerca, è l’ausilio delle droghe. In tutto il mondo vengono usate droghe per l’attenzione. Le principali droghe che vengono utilizzate sono il the e il caffè. In certi circoli meditativi sono bandite da tempo immemore anche esse. Quasi tutto il mondo comunque ha la sua droga locale o prediletta per sostenere l’attenzione. Altre sono le foglie di coca, le noci di betel, la yerba mate, la liquirizia, il ginseng, il guaranà e molte altre. Poi ci sono le chimiche, la cocaina, le anfetamine. Tutte sostengono l’attenzione, ma la pura attenzione è esente da additivi che muovono il corpo e il cervello, perché lo costringono, ognuna a suo modo, in una certa contrazione. In più si rimane dipendenti.

La Pura Attenzione va sostenuta con l’attività e il riposo, con l’attività del sistema simpatico e quella del parasimpatico, riuscire ad equilibrare l’attività e il riposo. All’inizio si viaggerà su onde estreme, con il tempo l’onda prende una costanza più morbida.

Già sviluppare la costanza è una tecnica. Perché ogni giorno bisogna che v’imponiate di prendervi dello spazio per essere attenti. Credo comunque che sia necessario. Dimenticate l’ovvio, qui ci vuole impegno. È faticoso. È una presa di responsabilità verso se stessi. È una presa di libertà.

Che bellezza quando la brezza vi tocca il viso e ci si trova immensamente lì, eternamente lì, infinitamente lì…Presenti e Pieni. Semplicemente vivi.

Quando dimorerete spesso in essa e ne godrete i benefici, il passo successivo sarà quello di condividerla. Quello di sostenere l’attenzione di chi vi circonda e vi accorgerete che inizierete a sostenere l’attenzione anche per gli altri. Maggiore è l’attenzione del gruppo in cui siamo, maggiore sarà lo stato di pace in cui vivono tutti, più semplice sarà giacerci in essa.

Il quinto passo è condividerla. Questo potrà succedere dopo anni, poco importa. Quando ne avete in abbondanza, è il momento di condividere, di comunire con gli altri questa semplice bellezza che ci è stata donata. Immaginate per un attimo tutte le persone a cui volete bene e anche a quelle con cui interagite quotidianamente. Immaginate che anche loro inizino a godere della Pura Attenzione. Una piccola comunità di persone attente, che riescono a tornare alla fonte, che riescono a tornare a quel senso di pace che non va acquisito, è già nella nostra fonte, è alla sorgente di noi stessi. Quindi espandere questo senso di benessere. Le cose che normalmente si fanno in otto ore, con la pura attenzione si fanno in meno tempo. Si sta meglio. La questione qui è fondamentale, l’espansione della presa di coscienza dell’importanza dell’attenzione, ha un ruolo fondamentale nella società in cui ci troviamo. Bisogna essere ricchi di attenzione però, se iniziamo spinti dal nostro bisogno di acquisirla, saremo violenti. La violenza può stare anche in piccole cose come questa, in tentativi di manipolazione. Insomma il quinto passo viene da sé.

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