Relazione sul lavoro svolto in ambito psicologico in Afghanistan e sul suo possibile proseguimento.

 

Sanga Saboor è una storia del Corano, in cui viene detto ai fedeli che, se sentono una grande difficoltà interiore, possono andare a parlare con una pietra e confessare le loro pene.

Mi piace questo termine, come pure il film che hanno fatto, perchè inaspettatamente mi sono trovato in un ruolo simile, l’essere il confidente di donne afghane. Ciò mi ha sommerso fino a darmi una grande soddisfazione e gioia. Il sapere di essere l’unica persona di fiducia che sa delle loro storie, mi ha fatto rendere conto di molte cose, che a una visione occidentale sono sfocate, in qualche modo superficiali, ma soprattutto il vederle cambiare in due mesi, crescere, aprirsi, curarsi, sorridere e fidarsi.

 

Ero arrivato in Afghanistan con l’idea di far corsi sulla paura e la fiducia per stranieri, perchè avevo visto la maggior parte di loro viveva chiusa nei compound internazionali, in organizzazioni con policy di sicurezza rigidissime, lontano dalle famiglie, e mi sono ritrovato catapultato in tutt’altro.

 

Invece, dopo aver offerto un mini corso a un movimento di volontari(National Moviment of Afghan Youth, after NMAY)a una ventina di persone, sono stato invitato dall’Università di Herat, nel Dipartimento di Psicologia(che esiste solo da 5 anni) per tenere un Seminario di 15 incontri da tre ore ciascuno a 22 ragazze di Body-Emotional Mindfulness, un programma che porto avanti da tre anni. Ci sono stati talmente tanti iscritti che abbiamo dovuto limitare il corso a 45 studenti. La classe era formata dal 95% donne del 2°, 3° e 4° anno universitario. Il programma del corso l’ho dovuto trasformare continuamente, per venire incontro alle difficoltà ed ostacoli culturali-religiosi che esistono. la psicoterapia occidentale qui ha bisogno di una trasformazione sostanziale per essere efficace, è basata su dinamiche culturali che hanno poco a che fare con la cultura persiana. Dopo i 15 incontri, visto il grande interesse e la viva partecipazione, ho deciso di rimanere un mese e mezzo in più a insegnare e mi hanno iniziato a chiedere counseling individuali. Il direttore della facoltà di Educazione mi ha dato a disposizione la “scientific research room ” e ho cominciato anche ad insegnare “Group Counseling” partendo dalle loro problematiche fino ad includere esterni.

 

Inoltre, mi hanno invitato a tenere un corso per 30 studenti in una Scuola Superiore sulle emozioni.

Sono stato invitato in radio a un programma psicologico creato da due mie studenti universitarie, facendo counseling radiofonico a una trentina di persone in un ora… Mi hanno chiamato anche due mullah per dei problemi con i loro figli! A seguito, il direttore della radio era cosi entusiasta, che mi ha invitato a creare un altro programma con loro.

Sono stato invitato a una conferenza pubblica per parlare delle dinamiche dalla paura alla fiducia(Trust Building Activity), presso il Centro di Cultura Americano(Lincoln Learning Center)

Ho scritto per un Settimanale(e mi hanno chiesto di scrivere settimalmente) sul tema della violenza sulle donne.

Il 25 Novembre, per la Giornata Internazionale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne ho organizzato autonomamente una Conferenza Pubblica al Lincoln Learning Center(il miglior centro culturale della città), unendo le due biblioteche più importanti di Herat (che erano in conflitto), le professoresse e professori di psicologia(che parlano poco pubblicamente) e 15 studentesse universitarie di psicologia che fino a un mese prima facevano fatica a parlare in classe. Ci sono le riprese video e delle foto.

Tutto ciò è stato fatto con il supporto volontario di decine e decine di persone motivate.

 

 

 

Mi ha contattato la direttrice del reparto Giovani del Governo provinciale e mi ha chiesto un corso all’interno del Ministero della Cultura ad Herat per i giovani della città.

Sono stato contattato dal gruppo degli psichiatri e psicologi di Herat e professori della scuola privata di psicologia clinica. Siamo in contatto per realizzare la prima Conferenza Nazionale sulla Salute Mentale che avverrà presumibilmente ad Aprile.

Sono stato contattato da varie Organizzazioni Locali che si occupano di Giovani, di rifugiati, di Donne, di Cultura, di Problematiche Psicologiche e delle Problematiche della Società Civile, con loro c’è completa apertura a Collaborare e a Cooperare insieme.   Supporting Organization for Afghan Civil society SOACS, NMAY, Wassa, IAM, Ashiana, Afghanistan Youth AYNSO, Voice of women organization, IPSO,  Afghan Psyche Apmo, HRPA, Lincoln Learning Center, Herat city Library.

 

 

Una riflessione Psicosociale:

 

 

Come sappiamo bene in Afghanistan ci sono stati trent’anni di Guerra, ma cosa è successo alle persone? Che cosa è cambiato in loro? Che cosa si portano addosso?

 

In genere, quando si parla di violenza sulle donne, si tiene poco conto che anche gli uomini sono vittime di violenze, vittime e a seguito carnefici.

 

La popolazione ha sviluppato un clima di paura collettivo basato sulle esperienze che hanno avuto, si sono visti cadere bombe davanti agli occhi, hanno visto saltare in aria persone a volte di famiglia, sprizzare pezzi di carne sul suolo, uomini decapitati e appesi a testa in giù, sparatorie inaspettate nei mercati, granate volare mentre la gente era in festa e subito violenze psicologiche dai gruppi di potere politico, dai talebani ai capi villaggi, o da componenti influenti della famiglia di origine.

 

Questi uomini, per terrore personale, cercavano di proteggere gli altri terrorizzandoli a loro volta. Hanno sviluppato una “corazza”(nota 1 a fine testo) che li ha creato un muro tra loro stessi e la realtà e quindi prima ancora che succeda qualcosa, solo per un istinto di paura inconscio, riproiettano quel terrore agendo in maniera violenta su di loro stessi e su gli altri. Le donne a loro volta subiscono questa paura venendo neglette, perchè il loro ruolo è subordinato per quanto riguarda la difesa dai pericoli esterni. Quindi, in molti di questi casi, avviene una proiezione di questo terrore che l’uomo ha subito e che riversa sulle donne. Poi ci sono le violenze notturne, gli abusi sessuali da componenti più o meno vicini della famiglia e tante altre storie che sia associano a un aspetto o un altro di questa rigidità creata dai traumi.

 

A livello collettivo, il problema maggiore delle donne è quello di essere state isolate, gli è stato proibito di comunicare intimamente con gli altri, anche con le loro amiche, gli è stata minata la fiducia di potersi confidare e quindi tutte le difficoltà che hanno sono basate sulla mancanza di fiducia in se stesse e negli altri. La corazza isola. La paura mina la fiducia.

Tutto ciò non è solo nella storia o nelle parole, la corazza è un complesso emozionale-muscolare che rimane a seguito di trauma nel corpo. Un energia collassata nel corpo che si struttura. Non basta rielaborare l’accaduto, ricapitolare i processi mentali e  trasformare piano piano la paura in fiducia, bisogna aiutare a trasformare il temperamento delle persone, lavorando sugli umori, sulle emozioni e principalmente sul corpo. E con gli studenti abbiamo cominciato un lavoro sul corpo, in un paese musulmano e quasi integralista, qualcosa di incredibile.

Chiaramente è un processo collettivo che richiederà anni, ma se agiamo bene su chi lavorerà con la popolazione, instaureremo un modello di lavoro che si espande a macchia d’olio.

 

La paura crea nel corpo la corazza, un filtro di difesa che gli permette poco di riconoscere gli avvvenimenti, nella realtà, così come sono. La realtà viene mediata dalla corazza creata dai ricordi di paura. Essi si proiettano nello “schermo mentale” in quel momento li e le persone vengono spinte a reagire in maniera incontrollata razionalmente. Tutto ciò in avviene in meno di un secondo, perchè in tre quarti di un secondo riconosciamo un evento mentalmente e agiamo di conseguenza. Un agire conscio o meno… Questa paura, e soprattutto questa corazza, è evidente nella proiezione delle architetture sociali, i muri alti più 4 metri, i sistemi di sicurezza a volte esageratamente eccessivi, nel segregare le donne in casa e non lasciarle uscire da sole, nel proibire la comunicazione con gli altri per mancanza di fiducia, nel non permetterle di andare a fare attività sportive e tutte le altre proibizioni, che consideriamo violente, sono una conseguenza di questa corazza.

 

Altro aspetto della società afghana che influisce fortemente, è la bilancia tra il supporto sociale e la pressione sociale. Vista l’importanza della rete famigliare, sia da un punto di vista religioso(sunnita-sciita), culturale, di libertà personale di manifestazione(mahamam e no  maharam) e quella di rete economica e di relazioni (quello è il nipote di quello, figlio di quell’altro e possiamo fare affari con lui/e ) è necessario rivolgere un attenzione particolare a quest’aspetto.

Il giudizio sociale è così forte che limita la liberta individuale, quindi la responsabilità individuale è minima, mentre invece diventa centrale quella sociale, che spesso viene confusa con quella individuale. Il supporto sociale avviene se si è omologati, altrimenti si viene rigettati e si attiva la critica distruttiva da chi ci sta intorno. Un chiaro esempio si vede se la donna chiede il divorzio. Verrà vista come una donna che non ha valore e avrà grandissime difficoltà a risposarsi. In genere fanno le prostitute le donne divorziate.

Nei villaggi una donna educata, al mercato della compravendita, vale poco. Se una persona si distanzia troppo da quel sistema sociale che viene giudicato buono e giusto per la sopravvivenza del gruppo; sicuro, obbediente e con pochi rischi, subisce un rigetto, poco importa se si è uomini o donne. Mentre invece chi rimane all’interno subisce la pressione sociale che non gli permette di ascoltare i propri sentimenti, che vengono subissati dal valore della forza, dell’essere forte per sopravvivere, per distinguersi all’interno del sistema sociale di riferimento, sia esso il villaggio o la città. Quindi per orgoglio sociale si spingono a unirsi in matrimonio per orgoglio e per mostrare il proprio potere personale.

E quindi, l’uomo in genere(ma anche la donna), da vittima di questo sistema culturale consolidato, diventa carnefice. A sua volta usera la forza in casa, semplicemente per comportamento appreso, il meccanismo di introiezione-proiezione sociale.

 

La televisione satellitare sta portando un confronto con migliaia di culture diverse. Il confronto è semplicemente intellettuale, vedono la diversità e ci s’immedesimano nel sogno diurno. Un po’ come quando guardavamo i cartoni animati da bambini. Questo crea oniricamente quello che viene chiamato il “soffitto a specchio”, la speranza intima e segreta di un cambiamento, con l’idea inespressa che si infrange nella realtà nel momento in cui ci si prova.

In realtà il vero cambiamento avviene solo nel confronto diretto con quella realtà, per esempio le donne si confrontavano con me su certi temi che non avrebbero potuto parlare con nessuno, ma che magari nei film ne parlavano. L’esempio più eclatante è sul sesso, teniamo presente che il 95% delle donne è vergine fino al matrimonio e che l’educazione sessuale è un tabu. Nessuna pubblicazione, nessun libro, nessuna informazione. E tuttò in un colpo, dopo la cacciata dei talebani film da tutto il mondo, e anche se vengono censurati i tratti spintamente erotici nei film in televisione si è creata un idea sulla nostra cultura fuorviante. Come lo stereotipo che viene affibbiato agli italiani: Italiano = Pizza, Spaghetti e Mafia.

  

Un altro aspetto sociologico importante è che le donne nel mondo sono il genere chi conserva la cultura, i costumi e le tradizioni di un popolo. Qui sono venite da me in 200 a chiedere consigli, a confidarsi, a chiedere aiuto per un cambiamento. Hanno trovato il “pane” che cercavano per poterlo fare, una persona che le ascoltasse e le consigliasse senza giudicarle, senza forzare il loro cambiamento, ma ascoltando pazientemente il loro processo interiore di cambiamento.

 

Come mi ha detto la sociologa Edda Pando, che si occupa di tematiche d’immigrazione e riflessioni sociologice sui paesi islamici: “Alberto, sta succedendo qualcosa di grosso lì, è una situazione eccezionale, in Facoltà siamo tutti stupiti”  

 

Quindi qualcosa sta succedendo nella società afghana, almeno per quanto riguarda Herat di cui ho un analisi di riferimento. Se il cambiamento parte da un elite, le prime psicologhe afghane, a pioggia inizierà ad entrare nel tessuto sociale.

 

 

 

 

Le attività svolte in due mesi e mezzo in sintesi:

 

1- Il fundraising per piccole necessità di un Orfanotrofio con bambini con problemi di salute mentale e disabilità fisiche gravi in Kabul, Karte Parvan, Marshal Fahim; l’organizzazione per loro di un trasporto a scuola, questione bloccata da due anni e che devo venire a kabul per sbloccare.Ho fatto gite, comprato vestiti, aiutato i volontari all’interno e giocato con i bambini per aiutarli ad esprimersi meglio. ancora in corso.

2-Un corso di Body-Emotional Mindfulness per un Movimento Nazionale Giovani Afghani.

3- Un corso Avanzato di Body-Emotional Mindfulness In Università in Herat.

4- Aperto un Centro di Counseling nell’Università di Herat con decine e decine di casi.

5- Vari training di counseling di Gruppo per studenti nel Laboratorio di Ricerca Scientifica dell’Universtà di Herat. non ancora terminato.

6- Un corso sulle Emozioni per una scuola superiore di Herat

7- Il supporto Culturale per due gruppi di Teatro di Herat

8- Il supporto culturale per un gruppo di Giovani Fotografi e film Makers.

9- Partecipato a un programma psicologico in Radio Awa e la pianificazione di un programma di approfondimento su questi temi.

10- Il supporto di un Magazine Settimanale di approfondimento, scrivendo anche articoli. 

11. Organizzato una Conferenza Pubblica per la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della violenza sulle donne.

12- La collaborazione con le due Biblioteche principali di Herat, quella Pubblica e quella Americana(Lincoln Learning Center)

13- Con gli Studenti Universitari del corso mantengo un corso a distanza di approfondimento e si incontranano settimanalmente  per i counseling di gruppo.

14- Fatto partire un Gruppo di Psicoterapia, gestito dalla migliore studente universitaria, che è stata una degli interpreti che ho avuto e che mi ha fatto da interprete nei counseling individuali e di gruppo. Abbiamo avviato un progetto di Elearning in cui recupero testi (ebooks) difficilmente trovabili in Afghanistan e gli seguo a distanza con conferenze via skype.

Come proseguire?

Dopo tutto ciò, ci sono già più di 200 persone che vogliono partecipare a un corso e sono intenzionato a ritornare, anche perché in Afghanistan è il deserto di centri di ascolto professionali, esistono solo cliniche, che sono più comparabili ai nostri centri psichiatrici.

La società afghana necessita di nuove figure che possano comprendere meglio il progresso che sta accadendo nella società e nelle loro vite. Le città si stanno sviluppando in maniera meno tradizionale e quindi, via via perdendo i vari riferimenti tradizionali, dove i le persone non si immedesimano più. Credo sia necessario un intervento che si posiziona tra la prevenzione e la cura, in quella terra di mezzo dove non esiste supporto.

 

Il Governo della provincia di Herat,  L’Università di Herat, Il SOACS, l’organizzazione che include buona parte della società civile di Herat e il Movimento Nazionale Giovani Afghani cui c’è un rapporto di fiducia e Wassa, IAM, Ashiana, Afghanistan Youth AYNSO, Voice of women organization, IPSO,  Afghan Psyche Apmo, HRPA, Lincoln Learning Center, La Biblioteca di Herat sono organizzazioni che mi hanno proposto di cooperare con loro.

 

Penso proprio che si possa creare un Centro di Training per Professionisti sui Traumi, sull’Ascolto e Supporto Psicologico per Donne(includendo anche gli uomini) e famiglie e dove fare corsi sulle emozioni distruttive e sugli antidoti per uscirne.

La gestione tecnica sarebbe fatta da laureati in psicopedagogia in collaborazione con L’Università di Herat con il supporto di alcuni professori universitari e da un coordinatore espatriato.

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