Afghanistan e RUMI

É qualche giorno che siamo a kabul. Le ultime decine di minuti di volo prima di atterrare, abbiamo attraversato infinite montagne e deserto, un panorama mozzafiato. Poi kabul, il fiume e la città dall’alto ci hanno dato il resto.
Atterrati e ancora sull’aereo si potevano vedere decine e decine di elicotteri militari, aerei e altri giocattoli per uccidere e ogni tanto salvare qualcuno. Era subito chiaro che il clima era tutt’altro che pacifista.
C’é venuto a prendere Martin, una ragazzo italo/tedesco in gambissima che ci ha dato subito tutte le informazioni di sicurezza con molta tranquillità e ci ha aiutato a trovare alloggio. Poi siamo arrivati a casa di Ferdinando Rollando con la nostra botte di vino a rinfocillare i gentili connazionali tra cui Augusto e in cui siamo stati accolti con ravioli fatti in casa. L’afghanistan cosí era già casa.
Le strade, come si può immaginare, sono caotiche e intense di odori. I burka, gli shador, i turbanti di ogni tipo e le barbe tinte mi hanno svegliato una parte di memoria da un lungo sonno. Wuassalemmualikum!
Neanche facciamo in tempo ad entrare nella guest house, che già vediamo uno dei migliaia di bambini di Kabul che ha un attacco di epilessia per strada, lo soccorriamo fin che si riprende.
Gli hotel hanno guardie armate e doppie porte per entrare, filo spinato, perquisizioni, sacchi di terra, tutto é pronto per una guerriglia urbana. In uno degli alloggi che abbiamo visitato c’era pure un bunker attrezzato, più che un hotel sembrava una galera.
Dove stiamo io e Fiorella, ci sono pini e un bel giardino pieno di rose in fiore, Proprio di fronte a un parco. Alternate agli uccellini e al rumore delle auto, Ogni tanto si sentono degli elicotteri.
Per strada venditori di manghi, centrifugati di carote e mele, succhi di lime spremuti e tanti tanti spiedini di montone che fumano e lasciano quell’odore di cadavere affumicato tipico delle braci con il grasso. In aereo con Fiorella parlavamo del suo incontro con Elémire Zolla, entrambi erano stati in Afghanistan. Fiorella ci ha vissuto nel 57/58 con suo marito che progettava ospedali e partecipava ad altri progetti architettonici, mentre Zolla aveva fatto una ricerca sui sufi. Altri tempi.
Da quello che sono riuscito a capire per ora, dopo aver incontrato qualche sufi, di incontri di sama( le danze dervisce) a kabul pare non ce ne siano, o almeno, se ci sono sono molto nascoste. Anche la musica qawwali, la musica sufi per intenderci quella di Ustad Nustrat Fateh Ali Khan che tanto a promosso Peter Gabriel con la sua casa discografica, é difficile da poter ascoltare. Ai tempi dei talebani veniva bannata come infedele e quindi molti musicisti si sono trasferiti in Pakistan e in giro per il mondo. Pare comunque che a Jalalabad, che é sulla rotta da Kabul per il Pakistan ci siano incontri. Poi Nando ci fa incontrare Shakib, un afghano appena rientrato da un emigrazione in Canada, che ci dice che il sufismo é intriso nella cultura, nella lingua nei modi di fare della gente qui. Lui ed un suo amico che si sentono sufi, quando gli chiedono a che religione appartengono, rispondono che sono musulmani, semplicemente. Mi informa che ci sono circa cinque tipi di sufismo e che a Kabul esiste un gruppo che s’incontra per declamare poesie, una sorta di rito dionisiaco, una piccola ebrezza di parole fatte di rapimenti divini. Poi ce n’é un altro che s’incontra e recita in silenzio.
Comunque il canto del muezzin da il ritmo alla giornata e lascia quel tempo di contemplazione spirituale anche in mezzo alla folla delle strade. Ci si ferma, si ascolta e ci si immerge. C’é la possibilità di una meditazione collettiva cinque volte al giorno! Un attimo di silenzio, un attimo di pace nel cuore. Di notte dalla camera ogni tanto sento il trottare dei cavalli che trainano i carretti, il ritmo degli zoccoli, quell’attimo di umanità lontana dalle automobili.
Al museo di Kabul, saccheggiato e rovinato dai talebani, e per ironia della sorte proprio da chi si occupava del ministero della cultura, ci sono ancora le tracce del buddismo in Afghanistan. Le raffigurazioni(quelle rimaste) e dei busti si nota una differenza con le varie raffigurazioni indiane, tailandesi, tibetane, cinesi, mongole e via dicendo. Hanno una particolarità tutta loro. I siti buddisti pare siano una cinquantina, mentre ciò che é emerso é solo una piccolissima parte.
Gli stranieri che vivono a Kabul soprattutto nelle ong, tranne alcuni tipo Nando, Augusto e Martin, vivono segregati tra il lavoro, casa e qualche locale per stranieri in cui i la gente locale non può entrare perché viene venduto alcol, ristoranti considerati sicuri dall’ONU. C’é un protocollo che gli proibisce quasi di uscire. Una sorta di militarizzazione.
Vengono trasportati da un luogo ad un altro, ricevono gli sms dalle ambasciate che mandano i coprifuoco ad ogni attacco che avviene in città vivono anche loro sotto una certa forma di terrore.
Dal canto mio, la maggior parte delle persone che ho incontrato si sono dimostrate gentili e mi lasciavano i loro numeri di telefono per chiamarli per ogni difficoltà. Sto parlando di ospitalità vera, che in occidente viene quasi dimenticata, abbiamo troppa privacy da difendere.
Ora siamo a Mazar El Sharif, vicino a Balk, patria di Jalāl ad-Dīn Muhammad Rūmī “RUMI”. E guarda caso ci troviamo proprio in un hotel dove la persona che lo gestisce, un settantenne arzillo e gentile é un sufi, lui dice puro sufi. Conosce tutti i testi di Rumi e domani ci accompagna a Balk…

HAMAI MO YAK BRODER HASTEM,
LAKIN NAMENHAI MOHTALIF HAST!

Siamo tutti fratelli,
Solo i nostri nomi sono diversi!

Al

Annunci

2 commenti

  1. Ciao Alberto!!
    sono l’Annamaria, l’amica bionda della Maura e della Fabrizia..ma guarda te dove sei finito…a dire la verità andare in Afganistan è sempre stato uno dei miei pensieri latenti..purtroppo per me sarebbe molto più dura, perchè sono una donna e non sembro per niente afgana… tu ti salvi di più! 🙂
    Come stai? Allora…. questa felicità, la vera felicità, quella che da pace e senso ala nostra esistenza, l’hai finalmente trovata?..o è ancora un miraggio che si fa inseguire…come puoi notare anche tu..il nostro viaggio interiore e il viaggio alla ricerca della verità è lungo e… a ritmi sfasati..lento..a volte si accellera, a volte bisogna tornare indietro..a volte, dopo qualche passovoltiamo l’angolo e scopriamo di aver trovato quello che cercavamo da tempo..eppure manca sempre qualcosa ancora..
    Stai attento..Un’abbraccio grande.
    Anna

    Mi piace

    • Carissima Annamaria,
      e si, l’Afghanistan è un luogo affascinante, ci pensavo da 10 anni, da quando sono stetti in Pakistan nel 2003.
      La questione della felicità non è trovarla, è mantenerla! e che dire, in questa danza mi sento fortunato, soddisfatto spesso, ogni tanto stanco, felice.
      E un viaggio che non ha stazioni, continuo, silente, interiore. quindi a volte mi piace condividerlo, perchè alla fine è un viaggio con tutto ciò che ci circonda, con le persone, le piante, i fiori, i muri, le case, gli uccelli, la vita in toto bella Annamaria.
      un abbraccio grande a te e alle care Maura e Fabrizia( ogni tanto mi vengono in mente i ragazzi sotto casa: Maaauraaaaaa, Fabriziiaaaaa e rido di gusto)
      vi voglio bene,
      al

      Mi piace

Se ti va, Lascia un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...