L’Inevitabile

 

 

Mi piego davanti all’inevitabile.

Nel mondo ci appare un giorno questa luce ombra.

Non è più un mistero, esso è svelato.

La morte diventa parte integrante del nostro processo interiore di crescita.

Ciò che abbiamo davanti, quando ci troviamo nel bel mezzo di un processo di deterioramento, improvviso o graduale che sia, ci resta dentro, a prescindere dal fatto che adottiamo una scelta oppure no.

Diveniamo partecipi di questo processo, Inevitabile.

E ora diveniamo lucidi davanti a questa vita,

lucidi davanti all’abisso,

lucidi davanti a questa grande consapevolezza.

Sento solo un velo di tristezza per questo, anche se è tristezza davanti alla verità. E so che non si può tornare indietro.

Niente più nascondigli, niente più diversivi, niente può più aiutarmi a fuggire. La pienezza di tutto ciò rimane in quel me eterno che niente dimentica.

Forse tutto ciò si alleggerirà per questa trasparenza,

Forse un giorno aiuterò gli altri ad aprire questo cammino,

forse quest’amarezza porterà luce su altri volti,

lo spero almeno,

forse conoscere i contorni bui di noi stessi

ci mostra palesemente la nostra vulnerabilità,

ci mostra che così è e così è la vita.

Inevitabili responsabilità che portiamo sul cuore, che si accendono ogni qualvolta troviamo una risonanza nelle vite altrui, negli occhi dell’altro quando ha chiaro, cosa avviene in lui, quando ha chiaro che ciò che ha sul cuore, rimarrà fino a che non espirerà, fino a che non avrà fine quest’esistenza e poi chissà.

Quindi credo che l’inevitabilità sia una grande maestra interiore, una grande luce nonostante il dissenso emotivo che la tristezza emana in me, il desiderio di leggerezza e libertà da qualsivoglia elemento possa ostacolare il gioire del mio cuore.

Sebbene la ragione non conosca le ragioni del cuore, l’accettare l’Inevitabilità in sé è già una liberazione, un liberarsi da un telo spesso che ottenebra la mente, che la ottunde per sua incapacità di sostenere l’immensa forza della verità.

Questo svelarsi per me è abbandono, è abbandonarsi a ciò che ci compenetra, ciò che ci avvolge, ciò che è presente in tutti noi, nel tutto e in tutto.

Non ci sono parole di fronte alla grande Grazia.

Niente più mani tese davanti alla maestosità del tutto.

Sento che ora è venuto il momento di ringraziare, ma i miei occhi piangono lacrime che neanch’io so da dove provengono. Il fatto stesso di dire grazie mi metterebbe nella condizione di chiusura, come se mi potessi illudere di essere altro davanti all’Entità che ci avvolge.

Meditando torno lontano dagli eventi, anche se il mio corpo brulica, la mia pancia richiama la mia attenzione e ritorno umile uomo su questa terra dove la luce è spesso tanto fioca, dove il turbinio del giorno, oscura la luce di questa candela mai spenta.

Quanto è strano essere qui a scrivere mentre anelo alla gioia del cuore, quanto sarebbe bello se la gioia pervadesse ogni essere al nostro fianco, quanto sarebbe bello se potessimo donare la luce, come facciamo con un sorriso.

Oggi, fratelli e sorelle degli altipiani universali, mi arrendo davanti all’Inevitabile e vi manifesto questa presenza, che spero in qualche modo possa donare luce, possa alimentare quel fuoco che ci accende e che si accende con noi.

Che tu sia luce!

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