Herat 30 march 2014

7.34 sole forte e traffico intenso. sono sveglio da un ora e sono uscito a fare una passeggiata un ora fa, mi sto spigrendo.
c’è un bel sole che trapassa le finestre e penetra nella stanza attraverso le macchie di polvere sui vetri. Il cielo è limpido, schietto.
Fuori dalla finestra c’è una piscina vuota, con un trampolino di muratura, nel cortile interno dell’albergo.
Le mura sono azzurre chiaro e le finestre bordate di bianco.
In vece dall’altra parte è il chaos del pieno centro trafficato di ciack-e-gulà. in alto i cartelloni pubblicitari dell’elezioni di personaggi di ogni tipo, da mujiaeddin antegguerra, a nuovi amici degli americani e femministe afghane.
Mi bevo un caffè guardando dalla finestra. il caffè, per intenderci, l’ho recuperato in un negozio che in qualche modo gli arriva dal campo militare… e qui in albergo gli ho insegnato come farlo alla turca, mi tocca così.
In questi giorni sono preso a cercare una casa per i due mesi che ancora starò, una bella fatica se cerco qualcosa di decente a un prezzo locale. Visto che ci sono le elezioni, molte case sono state occupate per “markettare” le candidature. aspettare mi farebbe perdere tempo e allora cerco in mezzo a questo bailamme.
Il ritmo della vita qui è tre volte più veloce del nostro.
Domani presento due corsi e un percorso per trainer in Università e settimana prossima cominciano.
Mentre pensavo in Italia modi per far partire un counseling center qui, alcuni degli studenti che hanno fatto il corso con me l’avevano già aperto. Certo, diversamente da fare un percorso per comprendere al meglio come trasmettere alle coscienze in città, strumenti di ascolto e informazioni sulle dinamiche del cervello. fatto sta che c’è già.
Quindi aiuterò anche loro e con due ragazze del gruppo, arezoo e fatimah, andremo in radio e parleremo nel loro programma di incontri al centro.
per il resto gli amici mi hanno accolto con affetto e protezione, anche se stavolta me ne vado in giro più liberamente, pure in questo momento pazzerello sotto le elezioni, in cui c’è il rischio di grossi colpi di testa. La realtà di Herat è molto diversa da quella di Kabul, due città stato diverse…
ora vado, un salutino
ciao
al

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