Il the nel deserto di Marrakesh

Il popolo di Marrakech si è svegliato con la pioggia e il freddo oggi. Hanno cessato il fuoco in Iran, aperto lo stretto di Hormuz e dato il via a un altro scacco agli americani. Chiunque conosce la civiltà persiana sa quanto la cultura, intelligenza e gentilezza poetica pervada quel popolo, al di là delle dinamiche di potere islamiche che lo fanno sembrare un popolo solo assoggettato. Esiste una distanza abissale tra gli Stati Uniti e la Persia, non tra l’Italia e la Persia, che paradossalmente, come persone, come umanità, desiderio di contatto intimo e voglia di fare amicizia, siamo molto più vicini a loro che agli USA. Il nostro intreccio con l’Europa e il retaggio e sviluppo del nostro debito dopoguerra con gli USA ci fa pensare occidentale, mentre il nostro essere mediterranei ci fa unire a civiltà antiche, a Rumi e Balkhi, a Ferdousi… I viaggi in Oriente dei nostri avi sono profondamente influenzati dai satrapi, dalle vie dell’Oriente, entrando nel mondo non cristiano ma non per questo barbaro. I persiani hanno fatto di una nobiltà d’animo e giustamente un orgoglio della loro civiltà. La prassi nell’entrare in contatto con l’altro lì è esprimendo gentilezza, una regolazione dell’io in entrata, non con una tendenza protestante, luterana, moralista, piuttosto una modalità praticata di limitare le differenze sul nascere dell’incontro. Quindi evviva per l’approvazione di un patto di non belligeranza, anche se temporaneo, e lasciare ai persiani di occuparsi della loro rinnovazione interna, tanto desiderata dai giovani, quanto sperata per l’amore dei figli da tanti. A modo loro però. Siamo stufi dei vari tentativi di colonizzazione culturale per schiacciare le differenze e vendere poi un modello che sa tanto di centro commerciale e che di culturale ha solo il liberalismo ateo e spurio di etica verso la parte peggiore della globalizzazione, quello verso le grandi imprese fatte di piccole azioni che portano profitto fisso a chi partecipa e dove nessuno vede l’impatto reale sul territorio, in una negazione della coscienza sociale, dove la legge del più forte economica si manifesta parasidiaca nelle intenzioni e nefasta per chi ne subisce le conseguenze.

Intanto qui, con la pioggia nella medina, l’ansia commerciale con questo tempo si è assopita, si tira un sospiro di sollievo per i risvolti in medio oriente e,
speriamo che fondano tutte le armi per fare ponti, scuole, ospedali
e tanta, tanta, poesia…

Se ti va, Lascia un Commento